31/05/2012

=> Himalaya, riflessi dal profondo - Collezione Andrea Mordacci

 "Himalaya, riflessi dal profondo: gli oranti 2"

Collezione Andrea Mordacci 


Genova, Palazzo Imperiale

 dal 28 maggio al 30 giugno 2012

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http://mordacci-collection.tumblr.com/

Quando, nel 1954, Giuseppe Tucci attraversava le regioni Occidentali del Nepal alla ricerca delle vestigia del regno dei Malla, singolari effigi lignee, incontrate lungo il cammino all' interno di "capanne"-santuario o poste, forse a tutela e protezione, in prossimità di pericolosi passi montani o di altrettanto perigliosi ponti su fiumi, attirarono tanto l' attenzione dello studioso che non potè fare a meno di soffermarsi e documentare la sopravvivenza di primordiali culti animisti in aree dominate ormai dall' Induismo.
Tucci annotò di essere penetrato in un "mondo religioso nel suo iniziale fervore o furore, senza schemi dogmatici, in una spontaneità contraddittoria che trasporta ai primordi...In un paese dove la vita è vecchia, ma nulla è cambiato; dove l' uomo conserva immutate le fantasie ed i terrori, le immagini e le speranze che in altri luoghi il rotolio dei secoli ha trasfigurato o fatto dimenticare".
Solo sul finire degli anni '80 le enigmatiche figure osservate dal grande Orientalista iniziarono ad essere studiate e collezionate in Occidente, acquisendo progressivamente maggior interesse ed importanza sull' orizzonte dello studio delle Arti Primarie.
La scultura dell' Ovest del Nepal è soprattutto in legno, ma esistono significativi esemplari in pietra ed anche piccoli bronzi.
E' spesso difficile capire quale fosse la funzione di queste opere legate, come spesso accade nell' arte tribale, a riti e culti.
Secondo Marc Petit le figure possono essere classificate in tre principali categorie in relazione alla loro funzione:
a) protettori di villaggi e abitazioni
b) guardiani di ponti, di passi, di sorgenti e di campi
c) sculture da tempio e santuario
Non conosciamo con certezza l' identità dei personaggi raffigurati; probabilmente non si tratta di divinità ma di donatori (simili ai nostri ex-voto) o di spiriti tutelari da propiziare per garantire la fertilità dei campi o l' incolumità in pericolosi viaggi.
Le effigi sono frequentemente raffigurate con le mani giunte nella posizione del "Namastè", il tipico saluto nepalese di riconoscenza e rispetto.
Le sculture sono opera di sconosciuti artisti o di sciamani (dhami) chiamati dalla divinità al servizio dei suoi fedeli; al primo artefice spesso si associa la Natura che, con l' aiuto di Vento ed Acqua, annulla il velo della superficie riportando la figure allo Spirito dell' Archetipo.
Seguendo le orme di Tucci, potremmo concludere dicendo come queste figure "riescono ad esprimere, come forse nessun altra arte, il terrore dell' uomo di fronte al mistero della vita e della morte".

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When, in 1954, Giuseppe Tucci passed through the west lands of Nepal while looking for the vestiges of the Malla kingdom, extraordinary wooden effigies caught his attention within ‘hut’-sanctuaries or (perhaps as protection) near dangerous bridges and mountain passes. Tucci couldn't help alighting on the survival of confronting primordial animistic beliefs that survived in majority Hindu and Buddhism areas. 
He noted down that he had come into a “religious world which is starting to intensify and to rage with no dogmatic patterns but a contradictory naturalness that lead to the origin .... To a country where life is old, but nothing has changed and where the human being keep unaltered fancies and dreads, imagines and hopes which had been anywhere else transfigured or forgotten by the current of the centuries. 
Only by the end of the eighties were the enigmatic figures observed by Tucci studied and collected in the West, earning increasing and serious attention among studies of the prime arts.
The West Nepal sculptures are mainly wooden, but there are also significant stone models and small bronzes. It's often hard to understand the function of these works, which – as it usually happens among prime arts - are linked to rites and worships. 
According to Marc Petit the figures could be classified through three main categories linked to their function: 
a)patrons of villages and houses 
b)guardians of bridges, mountain passes and fields 
c)temple and sanctuary sculptures 
We don't know the exact identities of the represented characters; they probably aren't gods but contributors (similar to Ex voto) or protective spirits who are able to guarantee the fertility of the fields and the safety during dangerous trips. 
The effigies are often represented with the hands pressed together in the gesture called Namaste, which in Nepal is the common salutation indicating gratitude and respect. The sculptures are made by unknown artists or shamans (Dhami) called by the god to serve his believers. The first creator is often linked Nature, which, supported by Wind and Water, remove the veil of the surface leading the figures to the Spirit of the Archetype. 
Going down Tucci's path, we may finish saying how these figures, “perhaps like no other art, manage to express the terror of the human being facing the mystery of life and death”. 

Andrea Mordacci


Commentaires

Merci pour avoir partagé cea avec nous ! :) Marie

Écrit par : cr cesu | 01/06/2012

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